Oggi scrivo da Roma, una Roma piacevolmente semi deserta e spiacevolmente calda, una Roma dalla quale partiro' domani, una Roma nella quale il tempo e' troppo e troppo poco per tutto, e il poco sonno che mi viene e' tormentato da strani sogni.
Degno di nota il sogno di stanotte.
Camminavo per Milano, in un mondo sovraffollato di gente che sapevo per certo che fosse in realta' morta, tranquillamente mescolata con la gente viva, che pero' ovviamente non li vedeva.
I morti erano... Normali. Persone tranquille, con facce normali, nessun tipo di evanescenza, sembravano proprio persone come tutti gli altri, se non per il fatto che appunto si sa bene che fossero morti.
Mio nonno Luciano alle prese con una vecchia Lancia che cercava di aggiustarla, mia nonna che lo prendeva in giro perche' finiva sempre per scassarle per "eccesso di manutenzione". Kurt Cobain che si beveva una sorta di coloratissimo succo di frutta in un bar. Hamish con uno zaino che si apprestava a prendere un treno. Tutta gente normalissima.
La cosa angosciante erano invece... I vivi. Tutti compresi Riccardo, avevano un ghigno maleficissimo alla Apex Twin, e non importa se si comportavano in maniera normale, comunque restava loro stampata in faccia questa brutta maschera dall'aria psicopatica e profondamente sadicamente divertita, cattiva.
Tutti, nessuno escluso. Eravamo a Milano per andare a trovare mia madre, anche i miei parenti erano cosi', tutti quanti proprio, a parte quelli morti.
A un certo punto incontriamo un bambino tutto solo su una panchina. Essendo privo di ghigno, molto probabilmente faceva parte dei morti. Lo avvicino, e gli chiedo se e' solo, dove sono i suoi genitori e i suoi parenti. Questo bambino e' orientale, molto comune. Mi guarda e mi dice di non preoccuparmi per lui, ma che piuttosto era piu' preoccupante "quell'uomo".
Mi giro nella direzione che indica, e noto una figura tutta coperta dai suoi stessi, caratteristici, lunghissimi capelli mossi, proprio molto molto familiare, che piange appallottolata in maniera quasi autistica su una panchina, lamentoso, disperatissimo.
Mi sembrava "Lui".
Non ho fatto in tempo a chiamarlo, muovermi verso di lui, o vedere la faccia per vedere se aveva il ghigno e se era veramente lui, perche' mi sono svegliata praticamente di soprassalto appena l'ho visto.
Riccardo mi ha detto che sono stata fortunata a non aver visto nessuno specchio in quel sogno, perche' qualsiasi cosa avessi visto nello specchio sarebbe stato inquietante: avessi visto un ghigno malefico, sarei stata probabilmente simbolicamente orribile come tutti gli altri. Una faccia normale, avrei avuto la faccia di chi e' morto. Fossi stata un'altra persona, sarebbe stato ugualmente spaventoso in quel contesto.
Quando mi sono svegliata ho pensato subito a una teoria sui casi ciclici e sul possibile passato di "Lui".
Sono stata in piazza di Spagna, e' il mio posto in assoluto preferito a Roma, ogni volta che ci vengo devo passarci per forza almeno una volta, sempre di sera. Mi sono sdraiata su un gradino a pensare guardando una singola stella molto luminosa.
Ho pensato a tante cose, potere dell'insonnia e del silenzio catatonico in cui sono sprofondata per molte ore. Ho pensato che non e' la prima volta che succede che le cose mi vacillino in testa, ma questa volta non ho avuto modo di fermarlo o rattopparlo prima che mi uscisse dalla bocca.
Ho pensato che essere cosi' paranoica non e' da me.
E che ho ufficialmente un problema con le cose che mancano di logica, finisco a cercarci dentro una logica finche' non mi fonde il cervello, non riesco a sbolognarle con un boh, o con il "dare il privilegio di spiegare l'eventuale fattore scatenante dietro a chi di dovere". Voglio capire io, e se non capisco mi va in Logic Not Found il cervello.
Ho pensato che forse a "lui" faceva piu' paura quello che non sapeva spiegarsi appartenente ai mondi fisici rispetto a quello che non sapeva spiegarsi appartenente ai mondi invisibili.