E qui, si entra in un mondo buio. Tanto buio che per molti anni ho avuto pure io un pelo di paura ad affrontarlo fino in fondo.
Come vivo la mia sessualita'? Estremamente bene, ed estremamente male.
Partiamo dal presupposto che non mi sono mai ritenuta poco attraente. Non importa se poi lo fossi o meno secondo gli altri, io non ho mai avuto questo complesso. Brutta, forse si, erano quasi riusciti a farmi pensare di esserlo, ma son sempre stata convinta, e la sono ancora, di avere un'attrattiva e una capacita' di coinvolgere e sedurre tutta particolare, anche se non sono la tipica donna da urlare "guarda che figa". Anche quando la sono stata, "figa", non credo proprio che il mio punto di forza fosse quello, anzi...
Il mio corpo, infatti, non sono mai riuscita, in tutte le forme che ha avuto, a considerarlo mio. Troppo sbarellata da troppo poco identificate psicosi contrastanti, che spesso portavano le altre persone a snocciolarmi possibili motivi assai piu' banali e sbagliati di quelli che c'erano veramente sotto, confondendomi ancora di piu'.
Io sono una disforica di genere. Non mi sento una donna, non mi sono mai sentita una donna, per farla breve. La mia identita' sessuale e' sempre stata sballottata fra il poter potenzialmente essere cio' che per me una bella donna e' (grossi seni, grossi fianchi, occhi verdi, bel viso), e il contemporaneamente non sentirmi in linea con tutta questa "fortuna" neanche un briciolo, come se stessi vivendo con l'anima ancorata a una bambola priva di attributi.
Ho quindi sviluppato una sessualita' molto piu' "mentale" che fisica, un tipo di coinvolgimento sensuale piu' che sessuale. Qualcosa che andasse oltre e cercasse di risvegliare tipi di emozioni molto diverse dallo strusciare sudato di carnazza (ugualmente apprezzabile, per carita', ma su livelli completamente diversi, come una sorta di masturbazione assistita). Le persone che mi attraggono MOLTO sono veramente pochissime, ed e' tutta chimica e cervello. Sono molto selettiva in merito, intrigarmi in maniera significativa e' molto difficile, perche' non richiede impegno o mezzucci, richiede semplicemente che quello che si e' di per se sia interessante.
Considero inoltre il sesso una sorta di gioco di potere, in cui molto spesso sono io ad essere dominante, insidiosa e anche piuttosto sadica. Amo avere il controllo, avere l'illusione di "possedere" (alt, non sono possessiva in genere eh, e' diverso), far perdere la testa, avere la sensazione di essere un'esperienza che non si dimentica, sfondare barriere, abbattere limiti, sconvolgere convinzioni... con la sola eccezione di "scontri" con persone particolarmente coinvolgenti, alle quali offro il privilegio di ribaltare completamente i ruoli. Rarissime, in particolare andando avanti con gli anni.
Il sesso l'ho sempre vissuto senza la benche' minima paura. Prima di affrontarlo mi sono informata, ho verificato e riverificato le informazioni prese, poi ho lasciato fare tutto agli istinti e alle situazioni. Lo vivo in maniera libera e tranquilla, sperimento volentieri, non mi faccio paturnie di nessun tipo, non vieto cose a priori, non ho paura ne' remore a parlarne.
Unica eccezione... Bhe, partiamo dall'inizio.
Probabilmente sono bisessuale. Non ho mai amato il modo di vivere e pensare delle donne, e anche fisicamente ho sempre preferito gli uomini, ma che non mi piacciano in toto non e' detto, e non sara' detto mai purtroppo. Anche se capita molto di rado, esistono donne che mi accendono scintille.
Incuriosita da un forte desiderio di dominio, (e in quel caso e' davvero seccante essere femmine) ho anche fatto un tentativo con una ragazza... Purtroppo pero' la sensazione di pericolo che mi veniva fuori quando le cose si facevano un po' piu' vicine al dunque (motivata da esperienze passate, niente di grave, ma hanno inciso), mi ha spinta a desistere. Non essendo molto edificante neanche per la controparte, dopo la seconda signorina con cui mi capitava sta cosa ho deciso di smettere di provare, e ho deciso che mi terro' la curiosita' e la fantasia, senza troppo stare ad indagare. In fondo, non me l'ha certo prescritto il medico.
Per ironia della sorte, se mi metto bene a pensare quanti spasimanti maschi ho avuto e quante femmine, mi rendo conto che le femmine sono di piu'.
Mi si domanda, "Ma non ti stufi? Non e' stancante quest'eterna rincorsa di quel qualcosa perche' niente e' mai abbastanza?"
Che dire, ognuno ha i suoi obiettivi, i miei richiedono uno sforzo meno palpabile e piu' globale, uno sforzo un po' perenne. Nessuno ha detto che ho preso il sentiero facile, ma... L'ho preso, e non me ne pento neanche un secondo.
Ricordo ancora mia madre, "Prima o poi dovrai farci pace con questo mondo", mi diceva. Ma io non sono mai stata in guerra con nessuno, e questo mondo con me non desidera farci pace, desidera avvilirmi, lobotomizzarmi, stancarmi, rendermi maniaca di cose che non stanno ne' in cielo ne' in terra, per il puro gusto di sentirmi forse, alla fine, realizzata per qualcosa per cui in condizioni piu' lucide mi sentirei semplicemente idiota.
Sono nata con qualcosa che non tutti posseggono, ho una testa, ho la capacita' di vedere cio' che mi circonda con una chiarezza disarmante, perenne, impietosa. E ho anche un carattere molto, molto forte, tipico di chi e' stato privato di cose, e non vuole rincarare la dose per il resto della sua vita privandosi di altre cose, per giunta senza una motivazione da ritenersi valida.
E non vado certo a sfrugugliare le palle a chi non vive in questa maniera, io semplicemente esisto. La mia esistenza e' la prova che si puo' sopravvivere, ma non solo, addirittura vivere, e anche bene, nonostante si sia completamente fuori da una logica esistenziale di massa. Sorridendo al barista immerso nei suoi drammi, come tutti, perso in un'esistenza da pagina di attualita' del quotidiano, e una voce, una lamentela corale incessante di tanta gente che ciarla ciarla, ma la forza di tirarsi fuori da cio' che non va bene non ce l'ha, e' stata abilmente minata da tutto il resto.
Tanto, da soli, non si cambia il mondo.
Nessun campanello d'allarme suona quando il lamento invece appartiene a tutti, e a tutti contemporaneamente appartiene questo isterico senso di ansia e schiavitu' felice di riuscire a sopravvivere in un mondo di squali privandosi in cambio di qualsivoglia interesse, possibilita' di vedere e vivere qualsiasi altra cosa se non in vacanza, se in vacanza si va ancora...
Ci si sente sempre soli davanti alla scacchiera, e soli si e' convinti di dover tirare avanti. La sono stata pure io, convinta di questo, e infatti mi ritenevo stanca, stanca di giocare contro la vita per il solo delitto di voler essere l'eccezione...
Aliena, malata di mente, fuori dalla realta'... Oh ma io in questa realta' ci sono dentro quanto voi, decido solo quale parte di essa ha senso per me. Le cose le vedo bene, forse anche meglio. Forse il problema e' anche questo, non e' possibile mettermi bende sugli occhi in un mondo dove tutti le bende le portano e difendono fino alla fine dei loro giorni.
Ma non siamo soli davanti alla scacchiera, quantomeno, io non la sono piu'.
E se non ambissi alle vostre stesse ambizioni? E se non considerassi il massimo cio' che per voi lo sarebbe? E se una vita che renderebbe felice la maggior parte delle persone sulla faccia della terra, per me invece, fosse un inferno?
Ma non mi e' dato sorridere delle mie esperienze, essere felice della mia vita. Perche' io sono "sbagliata".
Ditemi voi se vale la pena di "farci pace" con un mondo del genere.