Domani comincia il grande trasferimento. Addio Milano e precedente focolaio! O conservando il caro vecchio cinismo, per lo meno arrivederci a quando (e se) le cose andranno male!
Dovrei gia' avere la linea anche di la', quindi non spariro', credo, per molto.
Augurateci buona fortuna (o calunnie varie a seconda di chi siete, chissenefrega) ! ! !
BRB!!!
Ieri notte e' stato carino, mi sono resa conto fino a che punto la relativita' e il personale uso del linguaggio puo' arrivare ad influenzare un discorso, un pensiero, e di come sia importante conoscere il vocabolario "personale" di ognuno per capire veramente quello che ci sta tentando di comunicare.
Il dizionario comune spesso e' d'aiuto nel correggere alcune definizioni base, ma resta sempre qualche leggera variazione personale nell'uso e nella concezione delle parole.
Un esempio nel mio caso e' "intelligente". Per me poche persone, davvero poche persone sono intelligenti, purche' si sa bene che l'intelligenza per come la si definisce in genere non sia una cosa difficile da raggiungere, e niente di che. La mia definizione di intelligente pare essere la comune "incredibilmente intelligente / molto intelligente", ed esistono associazioni all'intelligenza di alcune persone che io neanche mi sogno di fare, come per esempio quelle con la cultura fine a se stessa.
Se dialogando con una persona il cui uso della parola intelligente e' molto piu' blando, io andassi a dire "Bhe secondo me Tiziocaio non e' poi tanto intelligente...", rischierei di offendere a morte Tiziocaio nella mente della persona con cui parlo, mentre non e' che sto dicendo che e' stupido o deficiente, sto solo dicendo che il suo uso della mente per me non raggiunge vette da ammirazione.
Banalita', si, che richiedono troppo spesso argomentazioni, che altrettanto spesso io non amo dare nei miei discorsi.
Come il mio concetto di "decisione" sfiora soltanto cio' che effettivamente va ponderato, ed ogni momento in cui si sceglie una strada inconsciamente ed immediatamente per me e' "impulso". Da questo nella mia testa ne deriva che se una persona ha un dato tempo per prendere una decisione importante della quale puo' valutare pro e contro, se poi dice "ma si famo cosi' e buonanotte" senza terminare la valutazione nel mio immaginario e' un grosso coglione, come io nel suo immaginario posso essere "overAnalitica".
Storco il naso se qualcuno mi dice che ha preso una decisione senza pensare a niente, perche' per me il vocabolo e' "sbagliato": alla "decisione" bisogna associare un "pensiero", anche solo piccolo breve fulminante e superficiale.
Un discorso del genere potrebbe portare a pensare che io creda che non esistano decisioni non ponderate, e se questo e' vero, ponendomi davanti ad una persona che usa "decisione" per descrivere qualsiasi cosa si faccia che puo' cambiare il corso della propria storia, qualsiasi "strada si imbocchi", non importa come, diventerebbe un bagno di sangue nel quale verrebbe fuori che credo un po' troppo al concatenarsi di fatti e motivazioni, e senza l'adeguato chiarimento, la sensazione sbagliata andrebbe avanti all'infinito.
Comunque alla fine dell'eterno discorso e' soggiunta una grande verita': ho fatto troppo poche azioni di impulso, e preso in genere in tutta la mia vita poche decisioni, perche' nel tempo in cui ci mettevo a pensare ai pro, i contro, il giusto, lo sbagliato, quello che voglio fare, quello che dovrei fare eccetera, i fatti o le persone hanno "smosso l'ago" e buonanotte ai suonatori.
E' una cosa che devo imparare a dominare ora che ho imparato a dominare l'omissione, il lasciarsi trasportare dagli eventi e la menzogna.
Lasciate stare l'ago della mia dannata bilancia! In realta' fa comodo qualcuno che ti "velocizzi" il pensiero a volte. Dove tu vedi troppe stradine quello te ne mette davanti qualcuna e dice "guarda a sto punto e' facile, fai cosi', cosi' o cosi'", e le altre stradine scompaiono, ci sono meno fattori da valutare, e l'ago si sposta facilmente.
Temo che sia successo cosi', tuttavia, che ci sia gente che creda sempre di "non avere altra scelta".
Io non disprezzo, in realta', le altre stradine, e quel poco di volonta' che mi e' dato conservare (il piu' grande atto di volonta' che ho mai fatto e' il pretendere di preservare il mio carattere da compromessi troppo pulciosi per essere anche solo lontanamente accettabili) non fa che confermare che in realta' probabilmente io voglio scavarmi una stradina laddove tutti cercano di levarla dalle previsioni, dalle possibilita', dalle chance.
Io le vedo le stradine, non sono pazza, a volte vorrei provare ad imboccare quelle, anche con dietro un coro di "non si puo' mica cosi'", fra il preoccupato, il geloso e il sorpreso.
Mi piace pensare che quello che io posso o non posso decidere di fare non sia in realta' cosi' ben definito.
E' anche vero che, pero', molto spesso, fra un evento e l'altro, non c'e' il tempo fisico per escogitare la stradina.
E allora?
E allora niente. Quando una decisione mi spaventera' perche' va presa troppo in fretta cerchero' di delegarla, consultarmi, rallentarla o fuggire.
Perche' bhe, in fondo, che ci si puo' fare.
Io sono fatta cosi'.
L'idiota ieri non si muoveva neanche a fargli pat pat con un bastoncino, ma non era morto. Non si e' mosso finche' mia madre non l'ha rovesciato fuori dalla tana in un sacchetto. E' debole, completamente cieco e non e' una sorpresa che non faccia piu' rumore sulla ruota. Probabilmente in questi giorni e' uscito poco dalla tana e ha individuato male il cibo. E' magrissimo e un po' rincoglionito, ma il desiderio di fuga sussiste.
Poveretto.
Sino all'altroieri era decisamente piu' energico, forse sembrava piu' in carne per via del deposito di cibo nelle sacche.
Non so comunque quanto durera', pero' e' stato bello vederlo vivo e in azione. Anche da cieco non si risparmia i suoi mirabolanti piani di fuga.
Stanotte secondo alcuni cristiani (e secondo un sistema di datazione che si ritiene scorretto ma chissenefrega) e' risorto Gesu'. Per la prima volta, pero', non si e' sentito Ciccio far cigolare la ruota della gabbia. Stasera, il dubbio: "E di Ciccio che ne e'? Non e' saltato fuori nemmeno una volta!".
Abbiamo appena controllato, era appallottolato su se stesso, un po' grigio come sempre (era vecchiotto, l'avevamo gia' preso un po' adulto 2 anni e mezzo fa, e hanno un'eta' media di 3 anni), in carne come sempre, ma morto.
Domani prendiamo il coraggio e lo rimuoviamo dalla gabbietta. Giudicando dalle condizioni in cui l'abbiamo visto, sembra morto da poco. Certo che pero', e' comunque morto.
Ciao Ciccio!
Non ha potuto vedere la nuova casa, ma anche se fosse che gliene sarebbe fregato in fondo...
Non ha vissuto una vita molto libera a causa del gatto, e non molto pulita a causa di una poco saggia decisione, una gabbietta piuttosto difficile da pulire, e una vita decisamente frenetica dei suoi "padroni".
Se si tentava di spostare la gabbia scappava. Se si tentava di farlo andare in giro il gatto se lo mangiava.
Non so se e' stato molto felice in realta' a questo punto, pero' era molto energico, e molto intelligente (i vari piani di fuga non facevano una grinza!), e' stato cosi' sino all'ultimo, anche se ultimamente era un po' grigio e con gli occhi un po' chiusi.
Si dice quando li si compra: "prendi quello che si muove di piu' e che non ha evidenti difetti fisici". Lui all'inizio aveva le palle gonfissime, il pelo con alcune parti piu' rade, e dormiva sempre, non si lasciava andare a curiosita' e mobilita' come i suoi amichetti... ha vissuto in condizioni onestamente un po' pessime, pero' fino alla fine, senza un problema che fosse uno.
Confesso che sono un po' triste. Non lo cagavo moltissimo ma era simpatico.
Quando mi chiedo dov'e' andato a finire il mio senso dell'umorismo, mi domando se ce l'ho mai avuto, e di che tipo fosse.
Che io ricordi a me la gente che fa la simpatica sta sul cazzo in una maniera insopportabile, roba che se la vita umana avesse meno valore, li ucciderei senza la minima esitazione.
Eppure dovrebbero essere simpatici. La gente ride.
Sono stata svegliata dalle ultime strofe di Cardiologia di DeGregori, stamattina, complice una radio a volte troppo random.
Ho pensato a tante cose, a Luna, ai possibili adattamenti alla mia vita (cosa che faccio con qualsiasi canzone). Poi non avendo sentito di chi fosse e cosa fosse, sono scesa e ho cercato:
"Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L'amore ha sempre fame, non l'avevi notato
E dice "sempre" con disinvoltura
Senza paura dice: "mai", senza paura mai.
Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: "ti amo"
Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l'amore indecente, che si lascia guardare
L'amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell'amore non si butta niente."
E' stato bellissimo, non saprei descriverlo.
Stamattina cerchero' altri segni, ma so gia' che da quando mi son svegliata (sentendo il tutto da "... e compra rose a dozzine"), il mio segno era quello.
Io la chiamavo "fiducia", in quegli anni. Il termine che userei ora e' "colla".
Mi sento molto fortunata ad aver capito la logica del cono gelato rubato al gelataio, e del bambino.
Mi sento molto felice di essere stata traumatizzata, e se solo potessi tornare indietro a parlare con quella ragazza che ancora disperatamente amava appoggiarsi e non sostenersi, ne avrei asciugato le lacrime dicendole "tu non sai quanto ti servira' tutto questo", incassando il pugnazzo feroce di rimando, senza fare una piega.
Ora so accostare la cautela al sogno, la vigilanza alla fiducia, la certezza al dubbio.
E' come pulirsi gli occhiali, abbandonando quella visione un po' sfocata, un po' fatalista delle cose.
Mi sento molto fortunata oggi, saranno i migliaia di errori che non faccio piu', che sfasciano tutto alle persone che ancora li fanno.
Sara' la gioia, seppur stanca e nervosa, che accompagna l'idea di cio' che faro' in questi giorni.
Un po' la mia vittoria contro quelli che io chiamo gli "insulti alla logica".
E l'ennesima riconferma del fatto che alla fine di tutto, tutto va come ho detto che sarebbe andato.
- E poi, ricordo le mutande di Paolo, sai? Portava i pantaloni in maniera che prima o poi si vedessero, ed era una primizia. Elastico alto, e scritte bianche, muscoletto dello stacco con la gamba di fuori. E' una cosa un po' maniacale, ma e' una scena che mi e' rimasta in testa. Non che io provassi una particolare attrazione per lui, niente che non fosse molto di piu' un delirio psicologico, e' stato un grande amico. Mi rammarico del fatto che si sia allontanato cosi', e del fatto che in fondo non ne ho capito il motivo.
- Assieme alle mutande?
- Dai non far finta di non capire, non si parla di mutande. E' ovvio che ho ben altri ricordi, ma ci sono quei momenti fotografici, che mi sorprendono a pensare di ogni sua ragazza "questa qui sta provando le mutande di paolo", un po' come i bambini, che riducono tutto alla mutanda, non immaginano altro.
- Ci mancherebbe!
- Ehehe, hai ragione. Forse pero' ci sono persone a cui devi stare dietro, perche' vivono tante cose che forse a un certo punto perdono il gusto di raccontarti...
- C'e' gente che non riesce ad avere questo rapporto trimestrale, Diana.
- Lo so, non tutti instaurano il "filo invisibile". Non tutti sono disposti a prendere e parlare anche per ore dei fatti loro, e lui poi, lui men che meno. Era un ragazzo davvero chiuso a riccio su se stesso, intelligente, simpatico, ma sempre molto sulle difensive, sempre molto permaloso. Forse non intende nemmeno ignorarmi apertamente, sono quasi sicura che quel poco di attenzioni che gli faccio avere "da lontano" gli facciano in realta' un gran piacere. Ma non l'ho mai visto tornare anche solo a scrivermi un grazie o un vaffanculo.
- Capita.
- E tante volte! Ma ci sono volte che in fondo non si vorrebbe che capiti. Chi piu' di me lascia che la gente si allontani, senza tante storie? Eppure a volte ripenso che fra tutte le persone la cui assenza man mano si e' sentita ai miei compleanni, la sua assenza e' quella che pesa di piu'.
- Chi l'avrebbe mai detto?
- Gia'. Se ripenso a tutte le volte che ci siamo divertiti come dei matti tutti insieme, c'era sempre Paolo. Siamo stati davvero bene, si parlava per ore soli guardando il cielo, si passava un sacco di tempo a fare un sacco di cose che non butterei via per niente al mondo. Non lo so cos'e' successo.
- Forse niente.
- ... Forse niente, gia'.
Oggi c'era un bambino sul tram, che faceva l'elemosina "musicale" come tanti altri. Il ragazzino, un albanese piuttosto carino con dei begli occhioni verdi, potenziale gioia di ogni pedofilo, aveva una di quelle tastierine che funzionano a fiato..
Con quell'armonica, evocava l'inferno.
Avra' suonato in maniera sbagliata "o mia bela madunina" almeno 4 volte, per poi buttarsi su una canzone spagnola quasi irriconoscibile, e quindi la cara vecchia musica classica. Non ce ne fosse una che sapesse suonare veramente.
Il suono squillante della tastierina, poi, peggiorava il tutto rendendo assordante ogni nota, e stridente ogni stonatura.
Terribile.
Dopo la quarta bela madunina, mi solo alzata, gli ho dato una monetina e gli ho detto "si va be ma adesso ti prego basta, vai a raccogliere i soldi".
Oggi sono acida, polemica, cattiva.
Devo mordermi il labbro 200 volte prima di spararne una delle mie, oggi sono particolarmente feroce.
Per adesso sono sveglia da un'ora e mezza e gia' mi sono mangiata un: "A me non sembra proprio, anzi", un "Non credo proprio che tu sia in grado di fare una cosa simile", e un "Perche' secondo te uno o e' un figlio di puttana o e' un coglione vero?"
Tutto il resto continua a scivolarmi fuori come un'eruzione.
E quando mai, vi direte.
Bene, oggi sono peggio. Sorvolo ancora di meno del solito, ho voglia di aggredire, di non tollerare.
Non sono nervosa o giu' di morale, non fraintendiamo. Anzi, l'idea di essere qui con un piede dentro e uno fuori, e di poter presto tirar fuori anche l'altro piede, riesce a dispiacermi solo in virtu' delle espressioni tristi che ogni tanto si lascia sfuggire mia madre.
Tutto il resto e' una corsa verso una bella giornata di sole, mano nella mano con una persona che sempre di piu' mi sembra la piu' adatta.
Ieri abbiamo tirato fuori un po' il nostro marcio, ci piace, credo.
Anche dove mi disgusto da sola c'e' chi fa un sorriso cattivo con me.
Qui si comincia a vedere il pavimento, fa un'impressione che non saprei descrivere. Ben presto sara' tutto pronto.
Vado a prepararmi una pasta o qualcosa di simile. Quel panino non mi ha fatto un cazzo.