Obrobbabbubbabbalerulero
Che succede, dunque? E' un po' che non posto le mie stronzate del quadernetto (le postero' man mano che non avro' di meglio da fare), e non solo, non posto proprio un beneamato nulla.
Si puo' dire che sia stata mandata a un colloquio fantasma, con successivo tentativo di farmi credere che non so segnare un giorno sul calendario, e creme de la creme, tornando da tale incontro, due simpatici tamarroni dalla pelle olivastra mi abbiano sbarrato la strada con fare poco simpatico. Uscita "di sfondamento" dalla brutta situazione, mi sono cortesemente rifiutata di tornare in quel posto, e alle due di pomeriggio per fare il colloquio il giorno "giusto", e alle nove di sera, quando sarei dovuta uscire dalla medesima zona. Reazione collettiva? "Eh ma queste cose succedono dappertutto, e la gente anche se c'e' si volta dall'altra parte" / "Al massimo ti rubavano il cellulare" / "Adesso calmati e vai via di li', vai a casa".
Va be. Passo una serata in compagnia di Riccardo, quando mi rendo conto che le mie magiche medicine per la sopravvivenza e l'impedimento della nascita di un simpatico cocktail fra me e lui, erano a casa mia. Salto a casa mia, nel quale mio padre inizia a lamentarsi in maniera alquanto bizzarra del fatto che ormai non sono piu' a casa (come se quando ero a casa uscivo una singola volta da camera mia a parlare o farmi vedere...), pratica che si estende anche a ieri (il giorno dopo nella nostra narrazione), quando mi imputa di essere ormai "quasi sposata" (fosse cosi' semplice il comune non avrebbe posto per sposare gente per almeno 30 anni).
Neanche la mia sinusite ha voluto abbandonarmi, regalandomi quella sera un mal di testa intenso che, alla lotta contro il nostro supereroe Aulin100, ha vinto a pieni punti.
Non parliamo poi del fatto che antiche finte buone samaritane sono riapparse dal nulla dimenticando forse che in passato si sono ficcate eccessivamente negli affari miei, pur non conoscendomi ed essendo tanto ansiose di darmi torto da non ascoltare realmente neanche le mie spiegazioni...
Ed or, or che m'aspetta? Un colloquio alle due e mezza e tanto veleno, tanta ironia.
Con il solito spirito dalla Delsys
Dal quaderno di Psycologies Magazine, bla bla e buona pasqua.
Ieri non ho avuto tempo di scrivere il mio esercizio, e visto che durante le feste non mi esercito, lo scrivero' oggi. Per prima cosa, tuttavia, volevo augurare ai miei lettori una buona pasqua, quest'anno nell'uovo ho trovato una serie di Grassitude(tm) che riportano decisamente il buon'umore.
Ieri era il compleanno di Valentina, ma non solo: C'era in ballo una grossa organizzazione di praticamente due o tre giornate di fila, e mi e' andato praticamente tutto storto tranne appunto il compleanno di Valentina. C'erano i suoi amici della compagnia bollatese rappusa, e si sono srotolate davanti a me una serie di verita' che non credevo effettivamente reali: soprannomi, rapporti fra persone, cose... Sembrava tutto esattamente come lei me l'aveva raccontato! Vi direte, e grazie al cazzo, ma purtroppo per molte cose non riesco ancora a fidarmi molto di quella ragazza, percio' per me e' stata una vera e propria sorpresa. Ma a parte questo, l'esercizio...
In ufficio oppure con quelle persone che mi stanno vicino, con gli amici, oso esprimere la mia rabbia.
E ce n'era da esprimere quella mattina! Innanzitutto dopo un'organizzazione impeccabile, mia madre mi comunica che si sarebbe andati dalla nonna lunedi' invece che Domenica, e gia' nella mia testa ronzava un Riccardo con il labiale storto perche' doveva starsene qui un giorno di piu'. Poi, l'organizzazione consisteva in questo: Riccardo si svegliava, faceva la spesa, faceva con comodo, e qualche ora prima di pranzo veniva da me a fare la doccia e pranzare prima che arrivasse Ventu. Peccato che in pratica tutti i dettagli pattuiti la sera prima il nostro eroe se li sia palesemente dimenticati, iniziando con una chattata del tipo "Adesso mi ascolto un paio di mp3, faccio la doccia, mi asciugo, mi trimmisco, faccio la spesa, ripongo e arrivo" (verso le 10.30). Gli ho ricordato piuttosto sgomenta che la doccia non la doveva fare, e dopo un "togli la doccia dall'elenco", mi sono messa ad aspettarlo. Si son fatte le 12.30, e quasi sicura che fosse gia' per strada gli telefono, perche' mi sono ricordata che gli shampoo li avevo lasciati da lui. Cellulare spento, stara arrivando... Ebbene no. Dopo un po' mi arriva sul cell una chiamata da casa sua, rispondo e gli espongo degli shampoo. "Si erano in bagno da me ora mangio e arrivo". Mangio? Doveva mangiare da me... In piu' doveva ancora fare la spesa... L'urgenza stava nel fatto che io ero convinta dovessimo uscire di casa con Venturini, quindi volevo fare la doccia prima di pranzo, ma la cosa si prospettava impossibile. E ok, ok. Gli espongo del problema della nonna lunedi', e se ne esce con una specie di "questo appartamento lo pago, gradirei starci una volta ogni tanto...", che davvero poco mi ha garbato. Metto giu' il telefono seccata e mia mamma parte con un inopportunissimo "E allora noi iniziamo a mangiare?". Ecco che oso esprimere la mia rabbia, e inveisco una serie di ringhi contro lei, lo zio Roby che ci ha avvisati all'ultimo, Riccardo che sembra che stare a casa mia corrisponda a tagliarsi il fegato in pezzi e ficcarselo su per il culo, e una serie di persone che non c'entravano niente ma ormai mi erano girate le balle.
Vado in camera e mi sfogo anche con il povero Venturini, poi decido di farmi sbollire se no ammazzo qualcuno perche' mi dice ciao con un tono sbagliato. Dopo un po' arriva Riccardo con degli orsetti di gomma, ma gia' m'era passato tutto. E tutto, come sempre, m'e' sembrato una scemenza.
Ho agito: Eh, direi di si. Ma non e' tanto strano da parte mia. Probabilmente, pero', non riesco mai molto bene a sfogare la mia rabbia con le persone con cui mi arrabbio nello specifico. Del tipo, aspetto di uscire dalla stanza e sclero, poi torno soltanto quando ho una visione un po' piu' obiettiva delle cose. Unica eccezione, mio padre, che riesce a farmi girare le balle cosi' velocemente che non ho tempo di correre in un'altra stanza.
Ho sentito dentro di me: Comune amarezza, piu' che rabbia. Nello specifico sul momento mi sono sentita non ascoltata e decisamente poco tenuta in considerazione (non parlo solo del nostro protagonista smemorato), nonche' piuttosto poco gradita (questa volta al nostro eroe) in quanto quando entra in ballo il carnet di parole "vieni a casa mia" c'e' sempre qualche evento simile che si scatena, mentre io generalmente non faccio un plisse' se c'e' da considerare casa mia un posto da vivere saltuariamente per andare da lui...
Mi sono detto: Alla fine,specialmente in sto periodo, me la prendo davvero per un cazzo, ogni cosa per me diventa simbolo di qualcosa di molto piu' grande di cio' che e' in realta', vale a dire praticamente nulla. Vittime di questa mia nevrosi sono spesso il povero Riccardo, mia madre e mia nonna, casualmente le persone a cui al momento sto piu' vicina, e dalle quali mi aspetto qualcosa che ottengo, ma spesso non me ne rendo conto, o la mia certezza di avere queste cose vacilla.
Dal quaderno di Psycologies magazine: Svogliamo la pagina 10
Torna l'attesissimo (?) approccio con il mio lurido, tendenzialmente inutile quadernetto. Siamo al secondo giorno, wow!
Oggi, l'esercizio scelto e' quello di mercoledi' della prima settimana: Quando mi trovo proprio nel pieno di una conversazione prendo coscienza della distanza che metto fra me e ciascuno dei miei interlocutori.
Nel mio caso, la "distanza" dipende in particolar modo dall'opinione che mi sono fatta sull'intelligenza astratta (non pratica, psicologica, non logica, umanistica) che una persona puo' avere. Non prendo particolari distanze con esponenti di altre razze (a meno che non vogliano vendermi qualcosa), ne' con persone piu' o meno altolocate rispetto a me. La distanza che pongo, psicologicamente, fra me e una persona dipende da un metro di valutazione piuttosto spavaldo che mi sono costruita sin dalla prima infanzia. Non so esattamente spiegare il vero e proprio canone di misura, ma se la persona il mio inconscio non la ritiene "all'altezza" di avere una conversazione con uno spessore, faccio accuratamente in modo di allontanarla. Al contrario, piu' lati positivi ed in comune trovo con una persona, piu' me la tengo vicino.
La distanza che tengo in generale e' tipica della persona non esattamente benestante, ma che si da un tono. Questo non vuol dire avere la puzza sotto il naso o sparare giudizi avventati sulla gente (infatti prima di farmi un'idea su una persona ci metto un po'), significa semplicemente ritenermi un po' piu' "frenata e riflessiva" di molta altra gente. Questo molto spesso mi porta a pensare che il loro modo di vedere le cose non riesca a cogliere dei particolari molto importanti, ma in generale se dovessi mettere il prossimo su una scala di importanza in quanto essere umano, sarebbero tutti ne' piu' ne' meno al mio stesso posto.
Prendo distanze in generale, in sostanza, da chi dimostra di non aver voglia di utilizzare il cervello.
Ho agito: Parlando con vari amici e parenti, ho cercato di valutare la cosiddetta "distanza di sicurezza" che prendo. Scoprendo l'acqua calda, ovvero che come al solito tengo distanti le persone che probabilmente non potrei capire neanche con tutta la mia buona volonta', e che soprattutto non penso si sforzeranno mai neanche di capire loro perche' e come fanno le cose. Inoltre allontano per riavvicinare solo con estrema, eccessiva cautela, le persone che in qualche modo "me ne hanno fatta una di troppo". La mia distanza base nei loro confronti era minima? Dopo quella cosa di troppo, diventa abissale.
Ho sentito dentro di me: Nulla. Proprio nulla.
Mi sono detto: Questa e' proprio una cosa che non mi andrebbe mai di cambiare, sono cose che in un possibile interlocutore o amico per me hanno un'importanza vitale. Come la condivisione, la confidenza.
Hmmm
Talvolta il mio pessimismo fa si che io mi ritrovi a pensare di esser messa in qualche modo male...
Poi mi guardo intorno, parlo con i miei amici, e mi rendo conto che tutto sommato sto bene porca puttana, a parte per il lavoro.
Insomma, quante cose non sanno gestirsi, non che io in passato abbia saputo gestirmele.
Quanta sofferenza per non aver saputo cogliere dei semplici segnali.
Quanta incautela...
Dal quaderno di Psychologies magazine: 30 giorni per cambiare
Al di la' del cambiamento della mia immagine "pubblica", a dire il vero, non ho nessuna intenzione di cambiare. Comprando un numero di Psychologies Magazine, tuttavia, ci ho trovato un curioso opuscolo con degli "esercizi" per uscire dalla routine e soddisfare le insoddisfazioni, cambiare le cose.
Dopo un attimo di sbandamento, ho pensato che tutto sommato potrebbe essere una cosa carina... Una cosa carina su cui ironizzare tutti insieme. Non ho intenzione di seguirla passo passo, scegliero' un esercizio ogni tanto e postero' di che si tratta e come ho reagito, le mie considerazioni. Per farci insieme quattro risate, o chi lo sa... Quattro scoperte.
Sotto ogni "esercizio" c'e' uno spazio per scrivere con tre "fili conduttori": Ho agito / Ho sentito dentro di me / Mi sono detto.
La prima domanda che viene posta e' come ci si pone rispetto al quadernetto, e nella fattispecie, fra una serie di risposte da scegliere, ho messo una bella x su:
X Credo che questi esercizi siano ridicoli... ma non si sa mai... potrei ripensarci.
Come primo esercizio da seguire ho scelto quello proposto per il secondo weekend: Ripenso ai miei sogni di bambino. Che cosa ne ho fatto?
I miei sogni di bambina erano piuttosto strani. Volevo fare la veterinaria, per aiutare gli animali a sentirsi meglio, perche' mi piacevano gli animali, e mi piacciono tutt'ora. La professione in se', per come la vedevo allora, era piuttosto facile: si sanno tante cose, si danno tanti consigli, si curano tante belle palle di pelo. Ben presto le mie difficolta' con la matematica e le materie scientifiche in generale mi hanno fatta ricredere.
Cosi', ho deciso che volevo diventare una scrittrice. Questo e' gia' piu' possibile, e ci ho pensato tante volte anche nel cosiddetto "presente". Il fatto e' che al momento mi manca "la mia storia", o meglio c'e' , ma nella mia testa e' come un groviglio di coincidenze che non e' ancora finito, e non finira'. Divertentissima, senza dubbio, ma senza capo ne' coda, senza uno svoglimento preciso, perche' in fondo fra interpretazioni, malintesi, cose lasciate irrisolte, cose non dette, intuizioni, intrighi, menzogne, alla fine penso di non averci capito niente nemmeno io di come siano andate veramente le cose nella mia vita. Una cosa e' certa, se un giorno riusciro' a farci una storia, anche solo romanzata, in molti si divertiranno. Molti altri verranno a cercarmi con una spranga di ferro.
Inoltre volevo un sacco di gatti. Essere una gattara, o comunque una donna con una casa piena zeppa di animali. E da sempre, da quando mi hanno spiegato come funziona il giro, voglio un figlio maschio, biondo con i boccoli. A volte mi sono limitata ad immaginare come sarebbe una mia possibile casa quando e se questo bambino e questi gatti ci saranno, altre volte mi e' apparso in sogno, altre volte ho provato a disegnare... E' una cosa che mi piacerebbe tanto avere, una famiglia di quel genere e tanti animali. Una casa che possa contenerli.
In uno scatto preadolescenziale, inoltre, sognavo di fare la mantenuta. Aaaah. La poltrona, l'alcool, la televisione, il computer, i mille hobbies che non ho mai avuto tempo o modo di provare ("e' una cagata, Diana! Si spendono un sacco di soldi per niente!" <- Mamma), tanto tempo per pensare, conversare, badare a me stessa... Che pacchia. Peccato che quello sia un sogno del genere "voglio diventare principessa", in una panoramica sociale' un po' marcia e difficoltosa come il mondo del lavoro in Italia ai tempi nostri.
Ho agito: Ho ripensato ai miei sogni e a cosa ne ho fatto. In qualche modo sono morti tutti in quanto sogni infantili, in quanto sorte di utopie irrealizzabili, tranne forse la faccenda della scrittura.
Ho sentito dentro di me: ... Che in fondo ho sempre voluto cose che non erano poi tanto particolari, ma che comunque non ho avuto modo o capacita' di realizzare. Invidio un po' chi continua ad avere sempre lo stesso sogno che aveva da bambino, perche' vuol dire che e' riuscito a seguirlo, e forse anche a realizzarlo. Ma a quel punto, cos'ha sognato dopo?
Mi sono detto: Alla fine ho preso strade diversissime da tutto quello che avevo sempre desiderato. Un po' perche' ho scoperto che mi piaceva fare altre cose, un po' perche' ho capito cosa ci sarebbe voluto per realizzare determinati sogni, e mi son detta che il gioco non vale la candela. E non la vale, la candela, in una persona che cambia sogni ed aspirazioni in ogni grande fase della propria vita...
!!! EHI...
Traditori ho cambiato foto e nessuno s'e' stupito di niente? Sono biondiccia! BIONDICCIA!
Sapete cosa vuol dire?
Evidentemente, no. In realta' quello che vedete nella foto e' un colore provvisorio, causato da una decolorazione dolce che mi e' costata una mezza giornata e qualche ora, ma che mi ha consentito di conservare intatti i miei capelli. Per un paio di volte, dovro' tingerci sopra il mio colore naturale una volta che sara' palese quale sia. (Io sostengo che sia un biondo cenere / castano chiarissimo, ma la parrucchiera era CONVINTA che fosse un castano scuro, quasi moro! I fatti mi coseranno, statene certi...) Dopo queste due colorazioni "correttive", tuttavia, smettero' di torturare i miei capelli "mascherando" la mia identita' come una bambolina gotica.
Mi sono accorta che sembro piu' cruda dura e forte di quello che sono, e questo non mi porta che svantaggi. La gente, oggi, mi sorrideva, mi faceva i complimenti per strada (nonostante sia ingrassata di nuovo, sigh), mi trattava meglio... Questo e' anche uno dei primi risultati del mio tentativo di eliminare quanti piu' inutili segni di insincerita' avessi ancora addosso.
E' tutto molto simbolico e significativo per me... Non e' un semplice cambiare colore. Sto venendo allo scoperto! Ehi!!!
Mi sembra di urlare ad un burrone desertico... Sento il mio eco, ma nessuno se ne accorge.
Adieu secondo blog...
E' con rammarico ma con realismo che chiudo il blog di delsysquestions per effettiva inutilita' e completo ignorarlo da parte di tutti (torto, non glielo si puo' dare dal momento che l'idea originale e' stata un fiasco, e il seguito non aveva senso).
Lascio quindi spazio a possibili altri blog molto piu' utili, fra cui serpeggia sempre di piu' l'idea del blog con le recensioni dei posti dove vado con il mio ragazzo (due gran giudici! lol).
Non so ancora se ne creero' un altro, non so neanche se mi accingero' ad eliminare marpioni, anche se quel blog a differenza del primo a me piace e sembra utile, ultimamente non stando molto online non ho molto materiale...
Questo e' un periodo di svolta, o per lo meno mi piace illudermi che sia cosi'. Butto via i tentativi falliti e vado avanti con cio' che ho guadagnato. C'e' chi dice che cosi' non si puo' fallire, ma questo si vedra'.
Bar davvero degno...
Siete mai stati in viale monza? C'e' una filiale call center dell'Adecco, usciti dalla fermata Pasteur, e andando avanti non verso la piazza, ma verso dove la via si 'srotola' meglio in lunghezza, passando accanto a una casa autogestita... Ecco, procedendo a piedi ancora qualche porta verso quella direzione si puo' notare un bar piccolino, che se solo si decide di cambiare direzione ce ne sono circa sei o sette molto piu' grossi. In quel bar ci sono i piu' GRAN CAFONI che la storia abbia mai visto, o quantomeno c'erano quando ci sono passata io con la Valentina. Quando volete testare il servizio e la cortesia del personale di un bar, provate ad ordinare un cappuccino verso l'una e mezza, due del pomeriggio...
Innanzitutto, la disposizione dei tavoli. Lo spazio e' ristretto, quindi di meglio probabilmente non si poteva fare, tuttavia ci sono schiacciati in vetrina e in un angolo sempre vicino alla vetrina un paio di tavoli da due che nessuno, e dico nessuno sceglierebbe di sua sponte di sedercisi. Poi, vari tavoli all'interno di cui uno da tre in un posto tranquillo, non schiacciato, non alla portata visiva di qualunque stronzo che passa. Io e la mia amica, ci siamo sedute li', attendendo che iniziasse un mio colloquio. Ad una prima occhiata, il posto e' carino, c'e' al banco una signora con un bel corpetto con i lacci e un signore con l'aria affabile e gentile.
Ordiniamo due cappucci perche' non abbiamo duemila euro e abbiamo gia' pranzato, e la signora che finalmente noto che non ride affatto, anzi sta quasi sempre imbronciata e scazzata, ci sposta nei tavoli da due in vetrina, con relativa cortesia. E vabbe', fin qui niente di fatto. Finisce i cappuccini, ed anziche' portarceli al tavolo si limita a sbatterli in malo modo sul bancone e gridare 'I CAPPUCCI SONO PRONTIII'. Eh. Bene. Portaceli no? No. E fin qui va bene ancora... Poi mi rendo conto che inizia ad arrivare gente, e tosto il tavolo da tre viene occupato da una ragazza con un borsone di maglia, che saluta con un sorrisone amichevolmente la tipa con il corpetto e ci si piazza bella comoda. Morire se l'ha spostata in vetrina, nell'altro tavolo da due che era bello vuoto... E va be... Sorseggiamo il nostro cappuccino, e appena la Vale ha finito, la ciliegina sulla torta. Arriva la tipa a riprendersi i cappuccini (perche' per cacciare via evidentemente dal bancone si schioda), e ci chiede con una cortesia molto simulata, non so se le girassero le balle o cosa, ma non vedo perche' scaricarlo su di noi, di andarcene perche' i tavoli servivano a chi doveva mangiare.
D'accordo. Ora, il cappuccino l'ha pagato Valentina perche' se avessi dovuto pagarlo io, non l'avrei fatto e avrei tirato giu' un sacco di madonne. Se non si vogliono clienti a mezzogiorno che non devono mangiare, generalmente si mette un cartello con scritto che i tavoli all'ora di pranzo sono riservati a chi consuma il pranzo, e dal momento che non c'e' tale cartello, non ci si dovrebbe neanche permettere di comportarsi in maniera simile. In secondo luogo, dal momento che un cappuccino non e' un bicchier d'acqua del rubinetto, e non ce lo regalano comunque, mi aspetto un trattamento pari a quello degli altri clienti quando vengo a prenderlo, e non solo, sorrisi ed accondiscendenza. C'e' da notare infatti che alla gente che prendeva, chesso', un panino, non rompevano le scatole ne' per dove si sedevano, ne' tantomeno li facevano alzare per andarlo a prendere al banco. Scommetto anche che se si fossero trattenuti cinque minuti dopo il loro pasto, non li avrebbero cacciati dal bar...
Non saranno magari un grosso bar in centro, ma proprio per questo dovrebbero imparare un minimo di formalita', cortesia ed educazione, in modo da non perdere e non far incazzare clienti che, chi lo sa, magari sarebbero tornati un'altra volta a prendersi un panino, abituati magari all'eccesso opposto dei bar in Duomo dove se ti siedi a un tavolo da sei e sei da solo nessuno fa una piega, neanche se ordini un bicchier d'acqua gasata e stai li' un'ora... Anzi, quando paghi ti ringraziano, sorridono, ti invitano a prendere una caramella omaggio e ti salutano, in alcuni casi estremi aprono la porta.
E' eccessivo anche cosi', ma fra i due, in quale bar andreste?
Se siete arrivati qui cercando...
Delsys (3 visite) -> Siete venuti nel posto giusto, a meno che non cercavate un'azienda farmaceutica o di software straniera.
Blog che parlano d'amore (2 visite) -> Bhe, oddio, molto alla larga si. Ci sono diversi post che parlano d'amore, in fondo e' il motore degli eventi, o piu' che degli eventi, forse, della volonta'. Quante cose non si farebbero neanche per sogno se non per amore...
Dente cresciuto sopra un dente da latte (2 visite) -> Eh si, capita. Si accavallano e si incastrano, io li ho lasciati li' com'erano contro il consiglio di dentisti, parenti ecc. Il dente da latte dopo 20 anni e' caduto, e quello sopra si sta posizionando come puo' al suo posto, lentamente.
Loette e antibiotici (3 visite) -> No, e se proprio volete farlo, usate il profilattico per fare sesso.
Buoni pasto supermercati -> Li prendono il piu' delle volte senza fare storie, sempre che siano intestati a voi, firmati, e timbrati da chi ve li ha concessi.
Diana Macaluso -> Eccomi. Bisogno?
Aumentare visite deviantart -> E' facile, passateci tutto il vostro tempo libero, commentando, andando in giro a salutare per le pagine, e soprattutto continuando a perseverare. La socializzazione forzata ed interessata molto spesso rende tantissimo. Anche pubblicare foto sexy e disegnare donnine il piu' delle volte. O fare un abuso smisurato di pazienza e grafica, ma quello non sempre paga.
Avril struccata -> Non capisco come possa interessarti tanto. Sembra una qualsiasi bambina americana, neanche tanto bella. Come tutte le ragazze struccate, perde molto.
Bene o male basta che ne parlano in chat -> Alar terra di eroi?
Come far sparire i grassi dal fritto -> Non friggere roba grassa, usa un composto di acqua e olio, scola fino quasi a seccare, usa poco sale, e scopri che la roba alla fine fa dieci volte piu' schifo.
Cosa puo' succedere se una donna in campo sessualre non si sente soddisfatta -> Ti puo' mollare o cornificare, alla lunga. Pero', ehi, dipende dalla donna. Forse puo' semplicemente venirtelo a dire o lasciartelo intendere per cercare di rattoppare il rapporto.
delsys blog -> Eccomi!
dito + culo + mio ragazzo -> Temo che qui si volesse sapere qualcosa di troppo sulla mia vita sessuale. Comunque, donne, provate se non avete un uomo sospettosamente omofobo.
Enrico Accenti -> Smettila Scatty di cercarti.
Etinilestradiolo puo' succedere che non ti vengono le mestruazioni -> Puo' succedere anche senza pillole, e senza gravidanze, ma ad ogni modo io ti consiglio un esame del sangue o una puntata dal ginecologo. Giusto per stare tranquilla.
Geloso del suo ex ragazzo -> Non penso proprio sia il caso del mio ragazzo, lol.
Ristorante giapponese Sushi-Koboo -> Stavo pensando con il mio ragazzo Riccardo di aprire un blog per recensire i posti dove andiamo. A me piace molto, e nonostante come ogni risporante giapponese non sia economico, e' davvero bello e il cibo e' buono.