lunedì, febbraio 28, 2005

22

22 anni e ancora non sono riusciti a farmi sentire il frutto di una catena di grossi errori.

22 anni e ancora credo alla mia favola infantile che a 24 anni sarei stata equilibrata e pronta ad attraversare una fase della mia vita senza essere piu' matura di quello che e' comunemente "richiesto".

22 anni e gia' due miei amici quella fase l'hanno bella che saltata.

22 anni e dei regali quasi tutti davvero pessimi, per fortuna c'e' il quasi.

22 anni e ancora una volta so che me ne rendero' conto quando saranno 29. E gridero' che sono stata una vent'enne, e non solo, mi staro' anche accingendo ad essere una trentenne! 

22 anni e ancora Luna e' Luna, Diana e' Diana, Elena e' Elena, eppure qualcosa sembra essere scattato in questo strano 2005.

Sara' come dice Riccardo, il mio compleanno, la calma prima della tempesta? E la tempesta di chi, dove, in che senso?

O forse solo la calma dopo 22 anni di tempesta? 

postato da delsys alle ore febbraio 28, 2005 23:03 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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venerdì, febbraio 25, 2005

 Attenti a chi denigrate da piccoli...

Temete il grasso dimagrito piu' di quello che e' sempre stato piacevole e strisciante, temete il tipo acqua e sapone diventato sexy, temete il timido diventato temerario, temete il debole diventato forte. Piu' di chiunque altro, perche' loro non sono cambiati per cambiare e per piacersi.

Sono cambiati per riprendersi quello che e' stato tolto loro, per ridare ogni smacco, per dire "e adesso che mi dici, stronzo?", per fare piazza pulita, per conquistare il mondo.

E lo faranno piu' facilmente, abituati ad usare armi diverse da quelle che gli altri hanno utilizzato, sommandole poi ad armi che fanno in fretta ad imparare a utilizzare.

Temete ogni forma di persona non accettata che riesce a farsi accettare, perche' c'e' rabbia dietro, tanta rabbia, e tanta piu' forza di chiunque altro.

O forse si potrebbe iniziare a smettere di dar loro calci per quello che sono, onde evitare che un giorno abbiano delle reazioni convulse?

postato da delsys alle ore febbraio 25, 2005 15:10 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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giovedì, febbraio 24, 2005

E da me?

Mi rendo conto che troppo spesso in questo blog scrivo dei fatti degli altri, dei miei amici, delle cose che mi capitano. Tutte riflessioni e parole scaturite da eventi esterni, che rendo miei in qualche modo, ma non sono miei.

E a me, in realta', come va?

E' che sono stanca, davvero stanca, mentalmente, ultimamente anche fisicamente.

Sto organizzando il mio compleanno, un meeting, e una serie di cose che riguardano un sacco di gente, tutte entro il 28, data in cui fra l'altro, oltre che 22 anni, avro' un colloquio, un ennesimo colloquio.

Mi son sentita dire che se gli altri non sanno provvedere a loro stessi, non e' giusto che ci debba provvedere io, e sul momento, ho risposto "fatti i cazzi tuoi". A ripensarci, e' stata una risposta veramente inappropriata, lol.

Ora bevo un po' di cocacola e mi metto a giocherellare a qualcosa, un po' di svago prima dell'ennesimo impegno.  

postato da delsys alle ore febbraio 24, 2005 11:57 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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mercoledì, febbraio 23, 2005

Ennesimo matrimonio a sorpresa... con sorpresa!

Il post e' stato modificato in quanto gli amici sotto indicati non vogliono, per adesso, rendere pubbliche le loro repentine decisioni.

Ieri sera ero li' che montavo i mobili in casa di Riccardo e testavo l'effettiva stabilita' del letto a soppalco, quando all'improvviso mi squilla il cellulare, rischiando di cadere dal mobiletto bianco. Scendo le scale di corsa e rispondo, era il [nome].

"Ciao Diana! Come va, dove sei? Ah, ecco perche' non ci sei su msn! Senti ma lo sai che [quei due] si sposano [data]? Ah, non lo sapevi neanche tu, ma credi di intuire il perche'? No perche' un mio amico dice che lei e' in cinta."

Subito la cosa mi suona strana: innanzitutto al telefono [lei] mi aveva detto che gli esami del sangue erano andati bene. Poi mi ricordo quel "piu' o meno..." e quel "Devo assolutamente vederti prima del tuo compleanno", e inizio ad impallidire. Chiamo [lei] immediatamente e senza tanti giri di parole le srotolo il resoconto della telefonata.

"Ma, come, chi te l'ha detto, io non l'ho raccontato a nessuno! Forse [lui] ha parlato con un suo amico, e il suo amico con [nome]... Ma io volevo che fossi tu la prima a saperlo..."

Santo cielo, ci mancava solo questa. Fra le mille cose che si dicono sempre in questi casi, ho vomitato un rabbiosissimo "ma certo che anche voi siete dei deficienti mica da ridere eh? Da dove viene fuori mo questo bambino?", ma forse non glielo dovevo chiedere, perche' la risposta e' stata "Eh, non lo so, non ce ne siamo accorti...".

Porca troia lurida schifa, come si fa a NON ACCORGERSENE?!?!?!?!?!

Giuro, mi avrebbe dato piu' sollievo un "l'abbiamo fatto per dare un motivo al nostro matrimonio", per quanto stupido sarebbe stato. Oppure un "Eh, ci si e' rotto un profilattico / l'abbiamo fatto senza e non avevamo il coraggio di dirlo", oppure un "Eh, lo volevo cosi' tanto e alla fine ho fatto il colpo di testa", ma "non ce ne siamo accorti" e' proprio da rispondere se da piccoli gli davano crack tutte le mattine per ridursi cosi' a [numero] anni!

Fattosta' che per adesso [lei] ci sta pensando su, ma e' molto per il tenerlo. Non so sinceramente come faranno, un po' per i soldi, un po' per l'ambiente seriamente merdoso e teso nel quale dovra' far nascere quella povera creatura. Per poi crescerlo come, non si sa. In piu' il padre gia' quando ci sono io rivendica un suo presunto diritto di stare al centro dell'attenzione di lei, figurarsi quando lei avra' un bambino... Ma non voglio essere pessimista con loro, ci provo in ogni modo a non ragionare nella mia maniera piu' pragmatica e cinica.

In fondo io evito con tutta la cura possibile un disastro simile proprio perche' so benissimo che se rimanessi in cinta non riuscirei psicologicamente neanche per sogno ad abortire, nonostante io non sia per niente contraria all'aborto nella maggior parte dei casi. Specie se il figlio bene o male venisse da una persona che amo e con cui magari progetto di vivere non dico tutta la vita, ma gran parte di essa. Insomma, nei suoi panni non sarei riuscita a correre in clinica, nonostante sarebbe stata la cosa "giusta" da fare, e non posso certo dire "Fatti grattar via il tuo primo figlio da la' dentro che se no non si sa come lo cresci". Non di certo io.

In fondo le cose possono sempre andar male, ma bene o male non cosi' male, oppure addirittura bene. Questa volta ci vuole davvero il signore degli ubriachi per quei due. Uno e' seriamente paranoico, l'altra e' seriamente stralunata. Che bella famiglia... Sinceramente speravo che prima di arrivare a fare un figlio avessero maturato un bel periodo insieme, magari in una bella casetta, deciso cose, cambiato atteggiamenti... Niente da fare, anticipano il matrimonio, ora di sicuro viste le circostanze non potranno scrollarsi di dosso i parenti limitrofi per invitarli a quello "vero e proprio", sara' tutto teso e tutto davvero troppo presto.

Si sposano fra neanche un mese, e avranno un figlio verso agosto. Hanno [numero] anni e si conoscono da neanche [numero] anni. Da soli, in completa solitudine, non hanno mai passato nemmeno una settimana. 

Disastroso, insensato, folle.

Tuttavia, mi auguro che le cose vadano loro bene e bhe... Se ci sara' bisogno penso che mi lascero' trascinare nel poco ambito ruolo della "Zia", ma saro' una Zia crudele e inamovibile, perche' questa storia mi pare di averla gia' sentita. Mai e poi mai permettero' che quel bambino viva le stesse tragedie che abbiamo vissuto noi tutti. Se proprio lo vuole, [lei] dovra' fare da cuscino fra lui e il mondo in cui lo sta facendo nascere. E ci sara' da dire qualche vaffanculo, anche, belli sentiti.

A me ora gira la testa e non so piu' che dire, pensare, fare. Tutto questo e' negativo perche' il piu' presto possibile [lei] mi vuole parlare.

E io non so che dire in virtu' del fatto che come donna la capisco, soprattutto lei che vorrebbe un figlio addirittura da quando il figlio fisicamente non lo poteva avere.

In culo ai soldi, in fondo sono in tanti in quella famiglia, troveranno il modo di lavorare, c'e' anche una madre dall'altra parte anche se stando ai loro racconti, e' davvero sciroccata, e tenere lontana lei sara' tanto impossibile quanto necessario.

Solo che, bho. E' tutto il resto in fondo il vero problema. 

postato da delsys alle ore febbraio 23, 2005 08:43 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, febbraio 22, 2005

 Non lo so

Sinceramente non lo so quanto effettivamente possa funzionare stare insieme senza avere il sentore di conoscersi tantissimo quasi del tutto, ed essere conosciuti allo stesso modo. Perche' come al solito, e' una questione di gente, di cosa ogni persona reputa piu' importante.

Laddove io cerco la fiducia, il confronto, la spartizione, magari altri cercano qualcos'altro.

Non lo so, cosa si possa definire Amore, se il mio, se il loro, se quello di tutti e due.

Non so quale dei due funzioni meglio.

E' vero che non e' niente di ragionato, anche se a seconda delle persone si verifica in determinate condizioni. E' vero che quando arriva, ormai e' arrivato, niente da fare. Ma e' anche vero che allo stesso modo parte, sparisce, si allevia, l'amore. E non solo: ogni piccola cosa da innamorati diventa molto grande, molto importante.

Come puo' essere poco importante non sapere realmente chi si ha davanti, o anche sentire come se la persona che amiamo non sappia esattamente vedere chi ha davanti, ma si limiti a chiudersi in "io la amo" senza sapere esattamente chi sta amando, o credendo di saperlo, ma sbagliandosi di grosso?

Una volta proiettato nel tuo mondo, vedi che non lo capisce, non lo coglie, nemmeno se glielo spieghi, nemmeno se ci prova.

Ho provato una cosa simile.

E' bello vivere nel mondo di qualcuno che ti ama, ma deve essere quantomeno simile al proprio, o forse questo vale solo per me, chiaramente, altrimenti si inizia ad avere qualche seria crisi di identita'.

In fondo il nostro mondo personale e' proprio quello in cui vivremo per tutta la vita, che ci sia qualcun'altro o meno. Meglio saperci (e volerci!) vivere, piuttosto che fuggire in mondi degli altri.

Sto divagando, lo so, non e' per niente chiaro per giunta.

Ma fra un po' dovro' uscire di casa, chissenefrega.

postato da delsys alle ore febbraio 22, 2005 11:44 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, febbraio 20, 2005

 Mi sembra che per far iniziare bene la giornata...

... ci vorrebbe quasi un miracolo. Mi sveglio con la bocca amara e mia madre e mio padre che discutono di chissa' che, lei in tono disinteressato e lui in tono polemico. Decido di sbattermene e vado in bagno, appena aperta la porta mia madre mormora "Oh, cazzo", come per dire "ci mancava solo quella", oh bhe, grazie eh!... Vado in bagno e decido di starmene tranquilla in camera anziche' fare colazione, chiaccherare, partecipare un po' come mi ero proposta.

Ma ho come la sensazione che se hanno voglia di polemizzare prima o poi apriranno quella porta e ci tireranno in mezzo indebitamente.

Non e' un periodo molto sereno, in qualsiasi giorno delle mie belle settimane c'e' sempre qualcosa per cui essere nervosi in questa casa. Certo, ultimamente un po' di meno, ma c'e' sempre qualcosa lo stesso. Volendo parlare di buone notizie, sto seguendo un corso di grafologia (uno dei tanti che mi faranno utili in vari ambiti aziendali), decisamente molto interessante. Dopo questa affermazione probabilmente nessuno mi scrivera' piu' una lettera a mano, ma vabbe'. Tanto e' comunque passato di moda, non si usa piu', o almeno non si usa nell'ambito delle mie frequentazioni. Era tanto che mi affascinava questa materia, ma non avrei sinceramente saputo come studiarla in corsi che non fossero post laurea o universitari, percio' la cosa mi rende particolarmente contenta.

Ok, e fin qui tutto bene. A breve, Riccardo si trasferira' nel suo monolocalino, lo arrederemo e riempiremo fino all'osso, ma sara' bello e vivibile al 100%, sono sicura che ne andremo fieri. Per festeggiare, penso che gli faro' qualche manicaretto, devo decidere poi che cosa.

Il lavoro, ancora neanche l'ombra. Ora che devo mantenermi i corsi stanno mandando il mio curriculum a parecchie aziende, ma solo una mi ha chiamata e poi non ne ho saputo piu' niente. La differenza fra la mia ricerca individuale e quella che fanno loro per me, e' che quantomeno loro tendono a farmi offrire un lavoro "formativo", e piuttosto lungo, certo piu' duraturo di due mesi, quindi immagino che la cosa richieda un po' piu' tempo. Sospetto tuttavia che dovro' comunque darmi da fare lo stesso, e i miei dovranno lo stesso anticiparmi la prima rata, a meno che non mi trovino un lavoro entro fine mese, o che mi retribuisca il mese stesso...

Che io sia sfiduciata e pessimista, non e' una novita', ma in fondo non c'e' una volta che mi sia sbagliata... Questo e' quel genere di cose che ti invita a riflettere per determinare se e' pessimismo o realismo.

Basta, sto sputando amarezza come al solito, mentre mi sarebbe molto piu' costruttivo sfogarla su qualche videogioco, mi sa.

In fondo, fra un po' arrivera' Luna.

O almeno spero.

postato da delsys alle ore febbraio 20, 2005 10:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, febbraio 16, 2005

Cultura, influenza, San Valentino, matrimoni e lavoro.

Bel post cumulativo, congratulazioni. Ancora prima di scriverlo, me ne compiaccio ironicamente. E' proprio vero che meno si ha da fare piu' in realta' ci si impegna a fare cose, senza poi riuscire a gestirsele tutte. Neanche il tempo materiale e psicologico di mettermi a scrivere qualcosina, chesso', due righe.

C'e' chi dice che dovrei scrivere un libro... Se mai lo faro' nella mia bella introduzione scrivero' che io non leggo. Non per una mozione anticultura, non per la scusa che ogni tanto mi balza nel cervello del "non voglio farmi influenzare", ma in fondo non leggo per seri problemi di narcolessia applicata alla lettura. Se una cosa inizia, anche solo per una pagina, a risultarmi poco piacevole, mi addormento. Di botto! E faccio anche sogni orribili, santo cielo.

E' come un mio limite mentale, grazie al quale ho potuto leggere solo pochi libri che reputavo davvero interessanti e scorrevoli (fra gli autori che si fanno "bere" piu' dalla sottoscritta, c'e' il piacevolissimo Pennàc). Ad ogni modo, non si puo' dire che io sia una persona acculturata, forse intelligente con un po' di generosita', saggia volendo sboronare, ma non acculturata. Purtroppo molto spesso nella visione collettiva delle cose una persona di cultura e' per forza intelligente, e viceversa, mentre ne ho visti di emeriti coglioni (emeriti, per carita', ma sempre coglioni) e di assolute menti geniali a malapena in grado di scrivere e di esprimersi.

La gente, me l'ha sempre rimproverato:

Disegno, ma non mi metto a studiare le tecniche di artisti e pittori, non guardo i loro quadri come qualcosa in piu' di un quadro, un'immagine. Odio con tutto il mio cuore le analisi e le critiche che si fanno, a volte ispirate a qualche sega mentale che s'e' tirato l'artista in passato, altre volte campate del tutto per aria. Lo specchio dona profondita' e tridimensionalita', quando in realta' magari l'artista quando lo disegnava manco ci pensava...

Scrivo, ma non mi interessa avere dei particolari "improvement" nella mia capacita' di espressione, a meno che questi non vengano da me, e niente fuorche' me stessa. E' il "mio" modo di esprimermi, e' stata la mia curiosita' a spingermi a dire un giorno a mia madre "ma quei segni sono delle frasi?", pensando che fosse una gran figata e che mi doveva assolutamente insegnare a scrivere. Esprimermi alla voce piu' bassa e confidenziale del mondo: senza parlare, guardando in basso verso il mio foglio, e basta. E prima o poi qualcuno avrebbe letto, senza guardarmi in faccia... che miracolo meraviglioso. Quel qualcuno, avrebbe capito? Questo dilemma mi resta tutt'ora, cerco di essere piu' chiara e discorsiva possibile, cerco di scrivere per rendermi comprensibile.

Non voglio vendere un libro o ottenere un applauso.

Dovrei ancora scrivere un libro?

E' cosi' bello scrivere, sfoga, rilassa, da la sensazione che qualcuno prima o poi ascoltera' queste parole che, per il momento, stai scrivendo un po' anche a te stesso. Mi pare strano che mi piaccia ascoltare piu' che leggere, dal momento che l'ho sempre pensata cosi'. Forse perche' quando ascolto, amo poter dare una risposta immediata. Mentre quando parlo io, forse la risposta non la voglio piu' di tanto.

E' proprio da me complicare cosi' le cose, accidenti, sono fatta cosi', perche' mi metto a chiedermi il perche'?

Ma anche questo e' molto divertente, scavare in se e negli altri, assorbire tante, tante storie ("This is my story..." FFX), farne tesoro. L'infinita gioia, spesso incompresa, della sega mentale...

Ma basta, sto divagando. Penso di essermi presa un triplo malanno, ma lo sto gestendo abbastanza bene, in fondo sono ancora in piedi. Ieri sono stata a parlare di matrimonio e lavoro con la mamma di Elena, la nonna di Elena, ed Elena stessa, per praticamente tutto il pomeriggio. Sospetto fossero malate, influenzate, febbricanti tutte e tre, tuttavia dopo qualche scambio di opinioni sul lavoro, alla fine ho fatto come sempre il predicatore del cazzo, chissa' perche' i discorsoni finisco sempre per farli io, in realta' sentirseli dire deve essere una palla mostruosa.

C'e' un fattore che e' sfuggito a tutti: sapendo che le cose possono accadere domani come fra 20 anni, perche' adesso e' una domanda sensata, ma dopotutto, perche' no? La societa' ha tutelato con le sue conquiste tante persone da errori prematuri, in fondo. Non bisogna essere cosi' infallibili e cauti, in realta', per sopravvivere bene, per condurre una vita dignitosa, specie in campo familiare e sentimentale. Scrollandosi di dosso gli eccessi di bigottismo, le cose sono molto piu' semplici e meno pesanti di quello che erano in passato, senza perdere tuttavia il loro significato, la loro radice, anzi, forse acquisendola dopo tanti anni di camuffaggio. Vi sembrera' che stia delirando, e' che ho il mal di pancia e non tanta voglia di parlare molto apertamente del discorso, non ora quantomeno.

Ma va be, che palle, questo discorso in realta' vale solo quando devi dire qualcosa e devi ponderare bene quali espedienti tirare fuori, perche' ne servono, per dire a una persona "pensaci su prima".

Ora ho solo tanta voglia di smetterla di cagare cocacola un po' puzzolente, e vi lascio con un monito: Se volete mangiare all'Ikea, fatelo al bar sotto quando uscite, o se no ai fast food davanti. Il ristorante self service offre cose tutto sommato mangiabili, fredde, ma c'e' un microonde... si, siamo d'accordo. Ma la mia caghetta mi e' costata 12 euro, e vi giuro che neanche il McDonald's me l'ha mai fatta venire.

postato da delsys alle ore febbraio 16, 2005 08:46 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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sabato, febbraio 12, 2005

Correggiamo il tiro...

Il fatto e' che mi sento cosi' stanca senza di lui... Non torna a casa e non gli posso raccontare niente. E sono due sere. In passato non capivo questo genere di sentimenti, pensavo che per pochi giorni mica si muore, insomma. Non provavo mai nostalgia, e questa non e' una novita'.

E' che mi sono abituata alla sua presenza, e starne senza, non ne ho voglia. Non ne ho proprio voglia.

In realta' mi chiedo se sia cosi' anche per lui. 

postato da delsys alle ore febbraio 12, 2005 20:40 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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sabato, febbraio 12, 2005

Cosa faresti senza di lui?

E' sempre stata questa domanda, posta in vari modi da varie persone, o da sola a me stessa, che ha fatto scattare le peggiori tragedie sentimentali che io abbia vissuto fino ad oggi. Arrivo a voler bene a certi miei amici in maniera davvero folle, ma solo in pochi casi sento che se dovessero voltarmi le spalle ed andarsene, oppure morire in un tragico incidente, o cose del genere, ne resterei profondamente shockata a vita, incapace di tirare avanti per parecchi mesi, profondamente disperata.

Questo avviene perche' da sempre ho un rapporto con i rapporti (orribile definizione) e con la morte che non teme rotture ed imprevisti, a meno che la persona a cui voglio bene sia in realta' una persona che amo. E' quel classico, non proprio "non posso vivere senza di te", quanto "senza di te la mia vita farebbe davvero molto schifo".

Molto spesso mi ritrovo a pensare come farei se tipo Riccardo facesse il tanto annunciato "me ne vo e non mi trovi piu'", e non e' mai un immaginario felice. La domanda, finalmente ho trovato la domanda globale: "Riuscirei a vivere felicemente senza quella persona, almeno con il carico emotivo che rappresenta quella persona per me?"

A volte capita, quasi a sorpresa, di rendersi conto che senza una persona si starebbe molto meglio, molto serenamente. E' la fine dei rapporti, e' la fine dei tormenti a senso unico, e' comunque la fine di qualsiasi cosa si possa definire amorosa. Anche se fosse solo un ambito, una virgola. Rendersi conto che per alcune cose il partner o l'amico lo si sopportava, era una grossa ferita e niente piu', era una gabbia, era qualcosa di sbagliato.

Tante altre volte invece si pensano cose tipo una figura moscia su una lapide, che parla al nulla, o non so, una persona che smette di parlare, una persona che tenta di annullare tutto, una persona che sclera con gli amici che tentano di consolarla. Una persona patetica, il piu' delle volte, seriamente disperata.

La cosa piu' brutta che mi e' capitato di immaginare, tuttavia, e' questa: Per quanto triste, probabilmente, senza di me Riccardo non sarebbe disperato. Non sarebbe perso. Riprenderebbe la sua vita come prima, qualche settimana di rammarico, e via.

Non ne soffrirebbe enormemente come ne soffrirei io.

O forse si, ma non mi viene da pensarlo, lo vedrei come uno al quale e' scappato di casa il fratello... E questo e' orribile.

Ma forse sono solo triste stasera per l'ennesimo incubo, e domani, come sempre, tutto quanto sara' il ricordo di una mia sega mentale assurda.

Ho il cioccolato in frigo, la roba pronta per San Valentino. Quante coppie sono morte a San Valentino, o un giorno prima, o un giorno dopo... Non penso che succedera' a noi, quasi lo escluderei.

Il fatto e' come sempre lo stesso, io sto bene, e bene veramente questa volta.

Come puo' non farmi paura?

postato da delsys alle ore febbraio 12, 2005 20:26 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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mercoledì, febbraio 09, 2005

Delsys questions cambia faccia!

Da oggi non e' piu' un blog di domande, ma un blog di roba mia che non e' il caso di inserire in questo blog. Li' ci ritroverete le mie dolls (sparite dal blog qualche mese fa in quanto troppo ingombranti), qualche test a domande, e qualsiasi altra cosa mi verra' in mente di postare che non sia un pensiero o qualcosa che ritengo particolarmente importante, per quel genere di cose c'e' questo.

Vi invito quindi a dare una sbirciata al ben piu' semplice, rinnovato Delsys Questions! Http://delsysquestions.splinder.com  

postato da delsys alle ore febbraio 09, 2005 11:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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Nome e Cognome:
Diana Macaluso
Data di nascita:
28 Febbraio 1983
Residente a:
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Occupazione:
Casalinga, Grafica
Occhi:
Verde-Grigio-Azzurri
Capelli:
Lunghi, biondo cenere tinti di viola
Altezza:
1.71m
Peso:
Qualcosa di imprecisato che va oltre i 120kg
Stato civile:
Fidanzata e Convivente con Riccardo Carracoi
Ideali, religioni, tendenze:
Religiosa naturale, amante della logica, vagamente disforica di genere, leggermente maschilista.
Sto studiando:
Giapponese, cucina, psicologia, comunicazione, sociologia e psicologia sociale. Tutto da casa, si, per interesse personale.


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