Ieri stavo facendo il bagno, e una farfalla mi si e' poggiata sull'acqua della vasca, rischiando di annegare. L'ho presa con la mano per spostarla al ciglio della vasca, e ho notato che sulle ali aveva cosi' tanta terra che sembrava grigia, invece le sue ali erano quasi trasparenti, gialline in origine. Per non parlare della scia di grigio che lasciava giu' ovunque camminava, perche' colava via dalle ali...
La signorina comunque ha pazientemente aspettato di asciugarsi, e poi ha ri-spiccato il volo.
Da oggi sono una settimana a casa da sola, Riccardo e' partito per un sardomeeting in Spagna, mentre io d'estate sono malapena in grado di stare in piedi, in particolare in vista di temperature molto elevate.
E' un periodo molto scazzo, fatto di sogni ricorrenti strani, consapevolezze, attese.
Poca voglia di fare tutto, perche' ogni movimento sembra appiccicare addosso una coltre di sudore insopportabile, pesante.
Cervello abbastanza in standby.
Ogni tanto me lo domando ancora, non ci credereste mai, come un flash che una volta ogni tot anni mi viene in testa e mi lascia nel piu' profondo degli sbigottimenti...
... Come diavolo faceva, cos'aveva in testa... Quando mi chiamava Pulcino?
Ecco un piccolo elenco di cose che penso veramente e ho il coraggio di dire, nonostante sappia che incontreranno il disappunto dell'intera opinione pubblica.
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Secondo me i Pink Floyd erano un primo esempio di cultura musicale Emo per come la intendiamo adesso.
Canzoni a dir poco tragiche, pipponi da intellettuali, latrati improvvisi dopo lunga introduzione lenta... Mancava solo il fattore estetico.
E la loro musica a volte mi da pure fastidio.
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Bob Marley non mi piace. Anzi, non lo posso sopportare. Ne' le stronzate che sparava per farsi figo ne' la musica che scriveva.
E tutti "ooooh."
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John Winson Lennon era uno stronzo. Ipocrita, e molto bravo a fare quello che e' tutto pace e fiorellini, anche un bravo musicista, sbilanciamoci, in fondo io sono una fan dei Beatles. Ma era uno stronzo. Yoko Ono ha subito soltanto agli occhi dei fan le conseguenze delle infelici decisioni prese da LUI stesso.
Imagine e' una bella canzone, davvero. Nel senso, ha un testo smielato ed idealista, che bello. Ma non e' la piu' bella del mondo, dai, cazzo. Povero il resto del panorama musicale, non si merita questo insulto.
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Vasco Rossi e' un argomento complicato. Lo amano tutti, e io stessa ne apprezzo due o tre canzoni. Ma per cortesia, per santissima cortesia non venite a spacciarmelo per un profeta di sta gran ceppa continuando a citarmi le sue cose ovunque, poiche' la sua musica tratta del ritratto del PEGGIO della generazione precedente, e' tutto incentrato in un unico solo, alcolizzato maniaco sessuale che rifugge eternamente le proprie responsabilita' e si para il culo con una serie di finti disillusi "ormai".
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I gruppi indie sono riusciti a rendere il termine "indie" un'etichetta che definisce anche un genere musicale pseudobritish che riassume molte definizioni colorite che sfociano infine in tre parole soltanto: "inascoltabile finto intellettuale".
Fa figo ascoltarli per chi pecca della pretesa di essere alternativo "per forza", e va a frugare magari la roba che non ascolta nessuno per il solo inconscio vezzo di ascoltare la roba "diversa" risultando cosi' piu' profondo e fuori dal branco. E molti ci cascano pure.
Chi e' indie solo in quanto gestisce etichetta indipendente per promuovere la propria musica, ma ha talento ed e' magari anche gia' affermato, non fa parte delle persone che ho preso in analisi nelle righe precedenti. Si parla infatti della distorsione errata del termine originale.
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Sebbene appartenere a una certa fascia d'eta' non significa automaticamente che si deve uscire dal panorama musicale, e' anche vero che non e' necessario fingere di essere giovani e belli istericamente, come se per caso qualche ruga o il semplice smettere di infilare sesso ovunque a tutti i costi (che non denota altro che maturita') fosse sinonimo di essere sorpassati.
Ditelo a Madonna per cortesia.
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Ne avrei altre di sicuro, ma non mi vengono in mente ora.
Chissa' perche', quando penso a una passeggiata a Londra, non riesce che a venirmi in mente la voce di Damon Albarn, che descrive in qualche canzone semi malinconica, in maniera quasi assolutamente perfetta, tutto quello che io non saprei dire, dovessi cercare delle parole, quando penso a quel posto.
Quando penso a tutta quella, grandiosa, urbana meraviglia.
Atmosfere.
Di un rilento riflessivo perduto in luci e colori, sorrisi, e troppa gente che parla la tua lingua.
Mi piace, ha quella grandezza che purtroppo non riesco piu' a vedere, ed ho sempre comunque amato, della mia citta' negli anni 90.
Tempo fa mi ero tagliata i capelli per simboleggiare un nuovo periodo.
In seguito, mi son resa conto che ormai non li tingevo piu' da anni e come al solito erano arrivati ad essere di tutti i colori. Cosi', per darmi una mossa a forza, ho fatto una cosa come decolorarli, cosi' mi sarei dovuta per forza decidere a scegliere un colore e applicarlo.
Ovviamente ho passato quasi un mese a scegliere il colore, e alla fine la mia proverbiale indecisione mi ha fatta arrendere al farlo scegliere ai due grandi mister.
Di solito, sul corso di azioni e di carattere sono molto, molto differenti, quindi mi aspettavo che uno dicesse un colore e l'altro tutto l'opposto, ero gia' pronta a tribolare da matti con sta cosa. Invece il verdetto e' stato praticamente univoco e contemporaneo.
Nero! Nero!
Ma... Nero blu, nero rosso o nero viola?
Nero-Nero!!!!
... agli ordini! ehehehhe
E qui, si entra in un mondo buio. Tanto buio che per molti anni ho avuto pure io un pelo di paura ad affrontarlo fino in fondo.
Come vivo la mia sessualita'? Estremamente bene, ed estremamente male.
Partiamo dal presupposto che non mi sono mai ritenuta poco attraente. Non importa se poi lo fossi o meno secondo gli altri, io non ho mai avuto questo complesso. Brutta, forse si, erano quasi riusciti a farmi pensare di esserlo, ma son sempre stata convinta, e la sono ancora, di avere un'attrattiva e una capacita' di coinvolgere e sedurre tutta particolare, anche se non sono la tipica donna da urlare "guarda che figa". Anche quando la sono stata, "figa", non credo proprio che il mio punto di forza fosse quello, anzi...
Il mio corpo, infatti, non sono mai riuscita, in tutte le forme che ha avuto, a considerarlo mio. Troppo sbarellata da troppo poco identificate psicosi contrastanti, che spesso portavano le altre persone a snocciolarmi possibili motivi assai piu' banali e sbagliati di quelli che c'erano veramente sotto, confondendomi ancora di piu'.
Io sono una disforica di genere. Non mi sento una donna, non mi sono mai sentita una donna, per farla breve. La mia identita' sessuale e' sempre stata sballottata fra il poter potenzialmente essere cio' che per me una bella donna e' (grossi seni, grossi fianchi, occhi verdi, bel viso), e il contemporaneamente non sentirmi in linea con tutta questa "fortuna" neanche un briciolo, come se stessi vivendo con l'anima ancorata a una bambola priva di attributi.
Ho quindi sviluppato una sessualita' molto piu' "mentale" che fisica, un tipo di coinvolgimento sensuale piu' che sessuale. Qualcosa che andasse oltre e cercasse di risvegliare tipi di emozioni molto diverse dallo strusciare sudato di carnazza (ugualmente apprezzabile, per carita', ma su livelli completamente diversi, come una sorta di masturbazione assistita). Le persone che mi attraggono MOLTO sono veramente pochissime, ed e' tutta chimica e cervello. Sono molto selettiva in merito, intrigarmi in maniera significativa e' molto difficile, perche' non richiede impegno o mezzucci, richiede semplicemente che quello che si e' di per se sia interessante.
Considero inoltre il sesso una sorta di gioco di potere, in cui molto spesso sono io ad essere dominante, insidiosa e anche piuttosto sadica. Amo avere il controllo, avere l'illusione di "possedere" (alt, non sono possessiva in genere eh, e' diverso), far perdere la testa, avere la sensazione di essere un'esperienza che non si dimentica, sfondare barriere, abbattere limiti, sconvolgere convinzioni... con la sola eccezione di "scontri" con persone particolarmente coinvolgenti, alle quali offro il privilegio di ribaltare completamente i ruoli. Rarissime, in particolare andando avanti con gli anni.
Il sesso l'ho sempre vissuto senza la benche' minima paura. Prima di affrontarlo mi sono informata, ho verificato e riverificato le informazioni prese, poi ho lasciato fare tutto agli istinti e alle situazioni. Lo vivo in maniera libera e tranquilla, sperimento volentieri, non mi faccio paturnie di nessun tipo, non vieto cose a priori, non ho paura ne' remore a parlarne.
Unica eccezione... Bhe, partiamo dall'inizio.
Probabilmente sono bisessuale. Non ho mai amato il modo di vivere e pensare delle donne, e anche fisicamente ho sempre preferito gli uomini, ma che non mi piacciano in toto non e' detto, e non sara' detto mai purtroppo. Anche se capita molto di rado, esistono donne che mi accendono scintille.
Incuriosita da un forte desiderio di dominio, (e in quel caso e' davvero seccante essere femmine) ho anche fatto un tentativo con una ragazza... Purtroppo pero' la sensazione di pericolo che mi veniva fuori quando le cose si facevano un po' piu' vicine al dunque (motivata da esperienze passate, niente di grave, ma hanno inciso), mi ha spinta a desistere. Non essendo molto edificante neanche per la controparte, dopo la seconda signorina con cui mi capitava sta cosa ho deciso di smettere di provare, e ho deciso che mi terro' la curiosita' e la fantasia, senza troppo stare ad indagare. In fondo, non me l'ha certo prescritto il medico.
Per ironia della sorte, se mi metto bene a pensare quanti spasimanti maschi ho avuto e quante femmine, mi rendo conto che le femmine sono di piu'.
Mi si domanda, "Ma non ti stufi? Non e' stancante quest'eterna rincorsa di quel qualcosa perche' niente e' mai abbastanza?"
Che dire, ognuno ha i suoi obiettivi, i miei richiedono uno sforzo meno palpabile e piu' globale, uno sforzo un po' perenne. Nessuno ha detto che ho preso il sentiero facile, ma... L'ho preso, e non me ne pento neanche un secondo.
Ricordo ancora mia madre, "Prima o poi dovrai farci pace con questo mondo", mi diceva. Ma io non sono mai stata in guerra con nessuno, e questo mondo con me non desidera farci pace, desidera avvilirmi, lobotomizzarmi, stancarmi, rendermi maniaca di cose che non stanno ne' in cielo ne' in terra, per il puro gusto di sentirmi forse, alla fine, realizzata per qualcosa per cui in condizioni piu' lucide mi sentirei semplicemente idiota.
Sono nata con qualcosa che non tutti posseggono, ho una testa, ho la capacita' di vedere cio' che mi circonda con una chiarezza disarmante, perenne, impietosa. E ho anche un carattere molto, molto forte, tipico di chi e' stato privato di cose, e non vuole rincarare la dose per il resto della sua vita privandosi di altre cose, per giunta senza una motivazione da ritenersi valida.
E non vado certo a sfrugugliare le palle a chi non vive in questa maniera, io semplicemente esisto. La mia esistenza e' la prova che si puo' sopravvivere, ma non solo, addirittura vivere, e anche bene, nonostante si sia completamente fuori da una logica esistenziale di massa. Sorridendo al barista immerso nei suoi drammi, come tutti, perso in un'esistenza da pagina di attualita' del quotidiano, e una voce, una lamentela corale incessante di tanta gente che ciarla ciarla, ma la forza di tirarsi fuori da cio' che non va bene non ce l'ha, e' stata abilmente minata da tutto il resto.
Tanto, da soli, non si cambia il mondo.
Nessun campanello d'allarme suona quando il lamento invece appartiene a tutti, e a tutti contemporaneamente appartiene questo isterico senso di ansia e schiavitu' felice di riuscire a sopravvivere in un mondo di squali privandosi in cambio di qualsivoglia interesse, possibilita' di vedere e vivere qualsiasi altra cosa se non in vacanza, se in vacanza si va ancora...
Ci si sente sempre soli davanti alla scacchiera, e soli si e' convinti di dover tirare avanti. La sono stata pure io, convinta di questo, e infatti mi ritenevo stanca, stanca di giocare contro la vita per il solo delitto di voler essere l'eccezione...
Aliena, malata di mente, fuori dalla realta'... Oh ma io in questa realta' ci sono dentro quanto voi, decido solo quale parte di essa ha senso per me. Le cose le vedo bene, forse anche meglio. Forse il problema e' anche questo, non e' possibile mettermi bende sugli occhi in un mondo dove tutti le bende le portano e difendono fino alla fine dei loro giorni.
Ma non siamo soli davanti alla scacchiera, quantomeno, io non la sono piu'.
E se non ambissi alle vostre stesse ambizioni? E se non considerassi il massimo cio' che per voi lo sarebbe? E se una vita che renderebbe felice la maggior parte delle persone sulla faccia della terra, per me invece, fosse un inferno?
Ma non mi e' dato sorridere delle mie esperienze, essere felice della mia vita. Perche' io sono "sbagliata".
Ditemi voi se vale la pena di "farci pace" con un mondo del genere.